venerdì 2 dicembre 2011

MoVimento 5 stelle Savona

"Finchè ci appelliamo comunque agli altri, vuoi alla ricerca del leader, vuoi rivendicando prestigio, esperienza, stima, di qualcuno, non andiamo da nessuna parte. Il vero cambiamento dobbiamo essere noi, deve essere in noi. L'uno vale uno è inteso così, dobbiamo creare un qualcosa che sia completamente diverso da quanto esistito finora, un MoVimento dove davvero siamo tutti intercambiabili, condividiamo fra di noi e in Rete idee, proposte, commenti e decisioni. Ed esperienze, ovvio. In questo quadro, se uno entra in un'istituzione, Comune, Regione o Parlamento che sia, entrano tutti, gli attivisti in primo luogo, e attraverso loro i cittadini impegnati e informati.
Allora chi ha l'incarico è un tramite, è il portavoce di questa rete attiva che piano piano cresce e impara e lavora con lui/lei. Perciò non solo è perfettamente sostituibile, ma DEVE essere sostituito, non essendo un professionista, fermo restando che la sua esperienza e il suo apporto al MoVimento continuano, e il nuovo entrato non partirà da zero, ma usufruirà dell'impegno, dell'esperienza, del bagaglio accumulato, tutte le condizioni per essere materialmente ancora più attivo e consapevole.
Questa deve poter essere la nostra forza e la nostra unicità. Altrimenti, se abbiamo bisogno di capi, capetti e fari di riferimento, siamo un partito come gli altri. Altrimenti, se non riusciamo a costruire davvero una rete forte e potente di cittadini impegnati, una democrazia attiva diversa da tutto quanto visto finora, vuol dire che avremo fallito la nostra missione, indipendentemente dal fatto di riuscire a entrare in Parlamento o meno. Credeteci. Crediamoci." Milena Debenedetti. consigliere comunale 5 Stelle, Savona

lunedì 21 novembre 2011

movimento cinque stelle

dal sito di beppe grillo
Il Passaparola di Moni Ovadia
Sono Moni Ovadia, questa è la mia prima volta sul glorioso blog di Beppe Grillo. Vi confesserò sono onorato ed emozionato di esserci, tutti noi italiani abbiamo un debito inestinguibile nei confronti di ciò che Beppe Grillo e i suoi collaboratori hanno fatto per tutti noi. Questo a prescindere dall’essere omologati a un’idea e a una cosa, ma quello che ha fatto il MoVimento di Beppe Grillo e lui personalmente è un servizio straordinario a questo Paese, perché ha avuto la forza, il coraggio e la perseveranza di denunciare e di smascherare vergogne senza nome, senza di lui, senza il MoVimento che si è costruito intorno alla sua figura, ma che poi ha una sua dignità e autonomia noi molte cose non avremmo potuto saperle e non avremmo potuto avere quel cuneo che questo MoVimento rappresenta per non permettere e anche per impedire ai politici di sedersi sui loro vizi.

per leggere tutto (ne vale la pena !!) clicca quihttp://www.beppegrillo.it/

venerdì 18 novembre 2011

I privilegi e guadagni della casta dei generali delle Forze Armate. di Andrea Onori

Una sola Maserati Gran Turismo costa 114.340 euro. Se blindate e super accessoriate, il prezzo lievita notevolmente. “Che male c’è? Le Maserati sono italiane e costano meno delle berline tedesche. Anche se io preferisco servirmi di una vecchia e solida Audi perché la Maserati la reputo troppo sportiva” diceva l’ex ministro della difesa Ignazio La Russa, qualche mese prima della caduta del Governo Berlusconi, per spiegare la sua folle spesa.
Eppure, fossero stati solo i soldi delle Maserati ad uscire dalle casse dello Stato, era mezza disgrazia. Ci scagliamo contro i privilegi della casta politica, dimenticando che intorno e dietro a loro, ci sono tanti altri poteri, forse molto più forti. Uno dei tanti, è quello dei generali e colonnelli delle Forze Armate.
La domanda che tutti si pongono è: perché all’interno delle Forze Armate ci sono così tanti graduati, addirittura più dei soldati semplici? Perché per loro vengono acquistate Maserati e pagate colf per le faccende domestiche né vengono mai chiamati in causa per eventuali tagli gli stipendi?
Le Forze Armate italiane sono l’insieme delle componenti militari dello Stato, ovvero, Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri. Parte integrante sono la Guardia di Finanza, la Croce Rossa italiana, il corpo delle infermiere volontarie della croce rossa italiana, l’Ordine di Malta e l’ordinariato militare. L’organizzazione delle forze armate è sempre stata caratterizzata da una struttura gerarchica molto rigida e chiusa. Impenetrabile. Il presidente della Repubblica ne ha il comando. Al Ministro della difesa, Giampaolo Di Paola (della Marina Militare),dipende l’ufficio di gabinetto, due sottosegretari, due uffici centrali, il capo di Stato maggiore della difesa. Quest’ultimo, ha la condizione gerarchica su tutto il personale militare italiano e da lui dipendono i capi di stato maggiore delle singole forze armate.
Nell’Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Finanza, i generali, mettendo da parte gli altri ufficiali, sottufficiali e truppa, godono di molti privilegi. Più di quanto noi né sappiamo. La loro fortuna (o sfortuna) è che non vivono sotto la costante pressione dei mass media, come lo sono i politici. Non stiamo parlando di quei semplici militari o carabinieri, che girano per le strade del nostro paese senza la benzina. Non sono persone che guadagnano qualcosina di più di mille euro al mese. Si tratta, di quella casta di generali e ufficiali che beneficiano dei privilegi e molto spesso, qualcuno abusa anche del suo potere.
In questi casi, per loro, il sacrificio per la patria, non vale: possono andare in pensione con il 50 per cento di denaro in più rispetto agli altri dipendenti pubblici; a qualcuno, spetta anche una “speciale indennità pensionabile”, ovvero 409.349 euro l’anno a testa, che si somma alla pensione ordinaria; per 44, tra generali e ammiragli, c’è un appartamento di rappresentanza per cui lo Stato paga tutto, anche le pulizie: dalla spazzatura e lavatura dei pavimenti, alla spolveratura e lucidatura dell’argenteria, dalla ceratura del parquet alla pulizia esterna. Il tutto alla contenuta cifra di 76.260 euro ogni anno per un solo appartamento. Sono 3 milioni e mezzo di euro per tutti e 44.
CIFRE: E’ molto difficile ricostruire minuziosamente il viavai del denaro che arriva e parte dai ministeri. E soprattutto, è difficile individuare quei soldi che “scottano”. Sappiamo che le Forze Armate ricevono finanziamenti da vari ministeri. Ad esempio, lo stanziamento complessivo, per il 2011, al Ministero della Difesa è stato pari a 20.494,6 milioni di euro, in aumento di 130,2 milioni di euro, pari allo 0,6% del totale, rispetto al 2010. Tali spese, in gran parte, sono assorbite dai costi per il personale. Per quanto riguarda il ministero dell’Economia, ha stanziato, per il 2011, ben 1.500 milioni di euro per la prosecuzione delle missioni internazionali (più di 30 in corso).
Mentre, il Ministero dello Sviluppo economico, con i suoi stanziamenti, contribuisce all’acquisto di una larga fetta degli armamenti, tra cui ci sono i 131 cacciabombardieri voluti da La Russa costati 13 miliardi. Per non parlare dei 121 aerei di difesa, 2 portaerei, centinaia di carri armati e aerei. Il tutto poi, va mantenuto, raddoppiando le cifre. L’Italia sembra un Paese in guerra. Nel 2010, abbiamo speso per armamenti, missioni ed esercito professionale oltre 23 miliardi di euro e il nostro Paese, oggi è all’ottavo posto al mondo per spese militari.
Abbiamo ancora centinaia di carri armati come se domani dovessimo affrontare i carri sovietici sulla soglia di Gorizia”, dice Toni De Marchi, giornalista a lungo consulente parlamentare in commissione Difesa. Il tutto, sembrerebbe, uno sfizio di qualcuno per mantenersi al suo posto e consolidare le posizioni.“Le scelte di politica militare dell’Italia sono molto spesso dettate dalla naturale tendenza di un corpo burocratico di perpetuare se stesso e i propri privilegi: preparandosi a una guerra che non si farà mai, si difende un potere che non esiste più”.
Il 9 ottobre 2006, il Sole 24 Ore ,scriveva sui lauti guadagni dei vertici delle forze Armate e Polizia. Confermando che l’allora Governo del Cavaliere, decideva un “maxi-aumento in gran segreto da Berlusconi alla fine del suo governo”. “Poco prima delle ultime elezioni il governo Berlusconi – scriveva Marco Ludovico – come riconoscimento per i successi nella lotta al terrorismo, decide di aumentare la speciale indennità che fa parte della retribuzione del prefetto Gianni De Gennaro, portandola da 9mila a 19mila euro (lordi) mensili”. L’aumento veniva esteso ai massimi vertici militari e alle figure equiparate dalle norme, come il capo della Forestale.
Ma non finisce qui. Il capo della Polizia, in base alla legge, ottiene un secondo aumento, dello stesso importo, poiché gli spetta anche l’indennità di Direttore generale della Pubblica sicurezza: il decreto Berlusconi in questo caso porta la data del 6 aprile. Risultato finale: le retribuzioni dei responsabili della sicurezza nazionale raggiungono livelli impensabili, in qualche caso inimmaginabili nello Stato. Si passa ”dai 650mila euro di De Gennaro ai 380mila euro dei capi di Stato maggiore”.
Le Maserati, i grandi guadagni e compensi, il destino degli immobili abbandonati delle Forze Armate, i privilegi, per arrivare agli “scandali” veri e propri, tra cui sprechi e inefficienze clamorose abbondano. Ora, si parla di tagli e sacrifici. Anche questa volta partiranno dal basso? Così, si verifica che vengono a mancare i più elementari oggetti per le pratiche burocratiche come fogli, penne e stampanti oppure i semplici, ma vitali, servizi per il cittadino. In questo paese, possono mancare fotocopiatrici, penne, carta, anche il cibo, ma che nessuno si azzardi a toccare i privilegi dei più alti in grado.

venerdì 23 settembre 2011

concorso Diritto di parola

http://www.amnesty.it/concorso-letterario-diritto-di-parola

un nuovo racconto che ho presentato a questo concorso


Esse o enne?

Occhi ballerini. Sguardo che involontariamente si muove a piccoli scatti, proprio come quelli di un vecchio orologio scarico. Le lancette ci provano, vorrebbero avanzare, ma tornano sempre al punto di partenza.
La sclerosi multipla prima di tutto la leggi lì, negli occhi di chi ti sta di fronte. 
E quei due meravigliosi pezzetti di cielo non facevano eccezione. Difficile indovinare dove avrebbero rivolto la loro falsa attenzione nell’attimo successivo. Destra o sinistra?
Con l’imprevedibilità e la rapidità di un bimbo che rincorre la sua ombra, lo sguardo di Laura  virava dall’ uno all’altro lato della piccola stanza con tale impazienza che al povero spettatore non restava che affidarsi al caso.
La signora Agnese, la mamma di Laura, era una vera maga nell’anticipare i desideri della figlia. E poi, nessuno meglio di lei sapeva interpretare quegli strani suoni fatti di vocali trascinate all’infinito e consonanti che si inceppavano in gola. Ma alla fine del 1996, anche la signora Agnese non poté che  arrendersi all’evidenza. Tra tutti quei gorgheggi non ci capiva più nulla neppure lei.
Il suo ingegno di madre però non si diede mica per vinto.
In una mattinata la signora confezionò un magnifico cartellone con tutte le lettere dell’alfabeto scritte sopra. Lettere grandissime e colorate. La A, rossa. La B, verde. La C, viola. Certo Agnese, nel tralasciare volutamente la X, la Y e pure la J, mai più avrebbe immaginato che da lì a poco nella loro casa sarei arrivata io, che di nome faccio Fadhjla. Ma di tale mancanza non è che me ne sia mai preoccupata tanto, Laura ed io ci capivamo lo stesso.
Avreste dovuto vedere la sua fronte lucida per lo sforzo mentre tentava di comunicare con il mondo. Non crediate che per Laura fosse impresa facile posare la sua attenzione ora su una erre, ora su una effe. Il pomeriggio in cui tentò di raccontarmi di un suo compagno di scuola, un certo Michele, ci  mise più di un’ora a dire con gli occhi ciò che la sua lingua ormai muta avrebbe potuto pronunciare in meno di cinque minuti. E alla fine, non so davvero chi delle due fosse più esausta. Fortunatamente per noi però, quel giorno la signora Agnese era occupata in faccende domestiche e non ci interruppe che per un paio di minuti altrimenti, conoscendola, saremmo ancora alla elle di Michele.
La sclerosi multipla è un male paziente. Rosicchia e distrugge con tattica precisione, fino a rendere ogni movimento sempre più lento e faticoso. Fu così che, anche quel banale spostamento del capo  divenne impossibile e, per il tabellone dell’alfabeto, arrivò il momento della pensione.  Troppo complicato e dispersivo per le nuove potenzialità di Laura, il cartello fu rimpiazzato da un foglio bianco contenente due soli caratteri, la esse e la enne. Sì o no.
Tutto qui, due sole paroline, corte, ma capaci di rivelare inequivocabilmente come la si pensi.
- Proprio come ci ha insegnato nostro Signore. Ogni parola in più è figlia del diavolo. – mi disse la signora Agnese mentre lo preparava.
Mi trovai d’accordo con lei. Ma non potei fare a meno di pensare che, il vero problema, da quel giorno, sarebbe diventato non tanto capire la risposta di  Laura, quanto riuscire a farle le domande giuste. Inutile chiederle se voleva un poco d’acqua se quello di cui Laura aveva davvero bisogno in quell’istante era di una carezza. Difficile trasformare il suo rifiuto da un mancato bicchiere a un lieve tocco sulla fronte.
Io però, non per vantarmi, ma ho imparato nel tempo a cogliere anche quegli impercettibili segnali che, soli, restano ad aiutare chi non ha più diritto di parola.  Sono molto brava in questo, anni e anni di esperienza forzata alle spalle, appresa con dolore nelle strade del mio paese, la Libia.
Meglio tacere, meglio tenersi per sé tutta la rabbia che cresce dentro piuttosto che rischiare il carcere e tutto il resto. E allora si impara a comunicare la propria tristezza senza parole, così, a testa bassa, tra le bancarelle di un mercato sempre più sbiadito. Si impara a rendersi invisibili agli occhi dei soldati del Rais, alla loro cattiveria. Alle loro armi.    
Ma torniamo a Laura. Un sospiro spazientito e protratto, ad esempio, mi faceva capire che il vero desiderio di Laura era quello di restare un po’ da sola. In poche parole, si fa per dire, la mia amica mi stava dicendo di levarle un po’ di torno quella mamma tanto amata ma pure un tantino  ossessiva nelle sue premurose cure. Allora, con cautela e diplomazia, tutta quella che ci voleva sempre prima di rivolgersi alla signora Agnese, le suggerivo di fare due passi fino in fondo alla via. Tanto, per la cena mancava giusto un po’ di pane. 
–  Grazie Fhadjla - ecco ciò che mi piace pensare significasse l’ impercettibile smorfia  di quelle due labbra  ormai quasi del tutto immobili. Poi, Laura chiudeva gli occhi e restava sola con il suo calvario. Io, intanto, sulla sedia accanto al letto ricamavo un corredo fantasma per i figli che non avevo avuto né avrei più potuto avere. A sessant’anni è tardi per certe cose e prima, in Libia, mai e poi mai avrei messo al mondo un'altra marionetta per il regime. 
In un primo tempo la signora Agnese si allontanava da casa regolarmente, una volta alla settimana. L’appuntamento del mercoledì pomeriggio era uno dei pochi vizi, se non l’unico, che la signora si concedeva. E quando rientrava  verso le sei di sera  con il passo rilassato, pareva quasi un’altra persona. Quasi che il peso che le schiacciava costantemente il petto si fosse fatto un poco più leggero. Ma dopo la morte del marito, manco più quel piccolo lusso.
Sempre più curva e stanca, la signora Agnese passava le sue giornate trascinandosi dalla cucina alla stanza di Laura. Intanto, invecchiava più velocemente del tempo,  logora come le immancabili pattine di panno scuro sotto ai suoi piedi.
La casa respirava seguendo il ritmo del respiro di Laura. Interminabili silenzi se Laura riposava, veglie affannose se non trovava pace, e questo, ahimè, succedeva sempre più spesso ultimamente.      
Non so davvero se sia meglio nascere ciechi o diventarlo dopo aver assaporato la bellezza dei colori. Sta di fatto che perdere un diritto che si credeva ormai acquisito fa soffrire. E soprattutto fa rimpiangere le cose belle andate via per sempre. 
Nostalgia. Questo credo fosse il sentimento che più occupava l’animo di Laura.
Fino a ventidue anni sei una bella ragazza piena di progetti, poi, all’improvviso, una lunga serie di piccoli malesseri fisici ad annoiare la tua voglia di assaporare la vita. Disturbi quasi insignificanti, certo, ma comunque fastidiosamente presenti. Formicolii agli arti, insolito affaticamento, muscoli indolenziti. Persino un orecchio che non fa più bene il suo lavoro. A seguire, analisi, visite specialistiche, incredulità. Rabbia.
Ecco fatto. La tua vita non sarà mai più quella di un anno fa, di un mese fa. E ora, a te non resta che imparare a convivere con la tua personalissima croce nel migliore dei modi.
Più facile a dirsi che a farsi.
Dal brutto al bello ci si adatta presto, ma magari fosse così semplice fare il contrario.
Per quanto mi riguarda però, anche se qui in Italia ho certamente trovato il bello, niente potrebbe essere più brutto che vivere senza libertà, mi sono accorta di quanto sia complicato imparare a muoversi in terra straniera.
Tu, proprio tu, che fino a ieri valevi meno che un taglio di stoffa bucata al mercato, all’ improvviso sei un essere umano, una a cui le persone dicono buongiorno e buonasera. Sei una che ha trovato persino un lavoro. Un letto e un pasto caldo.
Nessuno che ti dica cosa devi pensare e soprattutto, cosa non devi pensare. Nessun colonello maledetto. Questo, lo riconosco, è stato davvero un miracolo a cui  non avrei osato neppure avvicinarmi in sogno mentre me ne stavo stipata e immobile sul fondo del barcone. 
Eppure anche qui qualcosa non va, anche qui in Italia c’è quel maledetto scarafaggio nero che infesta, danneggia, distrugge. E Laura è stata una delle sue vittime preferite.
Fino alla fine. Nessuno sconto.
Il giorno che Laura se ne andò era un tranquillo vespro di fine settembre. Erano le sette e il cielo stava scurendo di mala voglia. A nessuno, sapete, piace andarsene, anche se dietro di sé lascia solo un letto e un lenzuolo candido. 
La paura è figlia della vita.
Come ogni sera mi alzai per aprire le tende, le ultime luci di quel mesto sabato avrebbero vegliato con me al capezzale di Laura. Laura amava condividere l’intimo incontro tra il giorno e la notte.
Fu un soffio. L’ultima boccata d’aria, la malattia aveva sottratto a Laura anche il diritto di respiro.
Quando mi voltai, Laura non c’era più.
La signora Agnese apparve sulla soglia in quel preciso istante, ma non entrò nella stanza come suo solito. Restò ferma, immobile, curva.  Incapace di rispondere all’ultimo muto richiamo di quella sua sfortunata figlia.
Poi, soltanto il silenzio e un cartello ormai inutile.

E ora ragazza mia, dimmi, ora sei felice?
Esse o enne?   





venerdì 15 luglio 2011

di Alessandro Camilli" Tagli ai politici? Pochissimi, maledetti e mai. “

ROMA – Pochissimi, maledetti e mai i soldi che i politici pagano come contributo all’emergenza paese. E perchè mai è andata anche stavolta così, nonostante più d’uno al governo avesse capito l’ovvio, e cioè che se i politici la facevano franca al paese intero la cosa faceva letteralmente schifo? Perché il governo ha visto crescere in Parlamento “l’effetto avvocati”: se tagliava i soldi ai parlamentari davvero, allora un bel gruppo di parlamentari avrebbe affossato la manovra. Era un rischio concreto, è stata una minaccia sussurrata ma non inventata. I difensori degli interessi delle corporazioni professionali hanno obbligato il governo a lasciar perdere ogni timida riforma delle professioni. I difensori della “professione” onorevole hanno fatto capire al governo che era meglio lasciar perdere i loro portafogli. Quindi… Ticket della sanità per tutti? Subito! Stipendi più magri per i parlamentari? La prossima volta…. Nella finanziaria lacrime e sangue che dovrà risanare il bilancio dello Stato, nella finanziaria che dovrebbe valere  tra i 70 e i 90 miliardi di euro tra tagli di spesa e nuove tasse, ci sono appunto tagli per tutto e per tutti, tranne che per i politici. Per loro una sforbiciata, si fa per dire, di appena 8 milioni di euro. Qualcosa di meno costoso per loro di una elaborata presa in giro. Sono andati sul semplice e schietto: si sono chiamati fuori dalla manovra. Eppure in Parlamento proposte concrete per far partecipare la casta politica al risanamento dei conti ne erano state presentate, e molte. Tutte bocciate. Il ministro Tremonti ha detto che “come sul Titanic nemmeno la prima classe si salva”, la prima forse no, ma il comandante e l’equipaggio si sono conservati una scialuppa larga e comoda, per la gioia della lobby dei parlamentari troppo forte per un governo debole come quello di Silvio Berlusconi.
Nella manovra finanziaria i tagli ai costi della politica sono simbolici, e comunque, a differenza dei tagli per i cittadini, non partiranno da subito, ma da “domani”. Meno di 8 milioni di euro quelli immediati: l’uno per mille della manovra. Le novità sono: voli di Stato riservati solo alle cinque più alte cariche (ma ci possono essere eccezioni), auto blu di cilindrata non superiore ai 1600 cc (ma per le più alte cariche può anche superarla), taglio del 20% agli stanziamenti per Cnel, autorità indipendenti, Consob e organi di autogoverno della magistratura, rimborsi elettorali ai partiti dovuti solo fin quando dura la legislatura (e non più, com’è stato finora, anche quando la legislatura si interrompe).
E se le cosiddette “pensioni d’oro” non solo non saranno più rivalutate ma saranno addirittura decurtate per solidarietà, meno solidali saranno i compensi dei parlamentari. L’adeguamento degli stipendi alla media (ben più bassa) europea (anzi, dei «sei principali Stati dell’area euro», come specifica un emendamento approvato al Senato), così come il taglio del 10% dei rimborsi elettorali ai partiti, scatteranno solo dalla prossima legislatura. «Ci sarebbe stato il ricorso del funzionario e tutto si sarebbe bloccato», ha giustificato la scelta Tremonti. Starà tranquillo il ministro Rotondi, che subito si era preoccupato di quei parlamentari «costretti a fare il conto della serva», con appena 4 mila euro al mese per la famiglia…
Eppure le opposizioni avevano presentato più d’una proposta per mettere mano alla montagna di denaro che va sotto il nome generico di “costi della politica”. Ben 22 erano gli emendamenti presentati in commissione al Senato, di cui parecchi sui costi della politica. «Un pacchetto serio, non una presa in giro», sospira il senatore Pd Giovanni Legnini, relatore di minoranza della manovra a Palazzo Madama, ma nonostante l’apertura di Tremonti, «ci aveva detto che se ne poteva discutere» sono stati «tutti bocciati 12 a 13», in Commissione siedono in 25. Qualche esempio delle modifiche chieste da Pd, Udc e Idv insieme: prima di tutto anticipare al 2012 dell’adeguamento degli stipendi all’area euro, senza aspettare la prossima legislatura. Una norma sui vitalizi parlamentari, per adeguarli al sistema contributivo di tutti i lavoratori dipendenti. Inclusione del referendum nell’election day (votare a giugno su acqua e nucleare senza accorpamento con le amministrative è costato 300 milioni). Una sola società pubblica per gli enti locali, per chiuderne migliaia di altre con i loro consigli di amministrazione. Divieto di cumulo di cariche, tramite l’istituzione di alcune incompatibilità. E poi anche su auto e voli blu si prevedevano norme più stringenti: ad esempio, precluso l’uso della macchina di servizio «per i trasferimenti da e per lavoro». «Di tutto questo, il governo non ha accolto nulla», tira le somme il relatore di minoranza, «senza darci alcuna spiegazione». Tra le proposte c’era anche quella di accorpare le province con meno di 500 mila abitanti, bocciata, come bocciata era stata la proposta, grazie anche all’astensione del PD alcuni giorni fa, di abolire del tutto le provincie.

Tutto bocciato o rimandato alla prossima legislatura quindi. La volontà, se mai davvero c’è stata, di tagliare i costi della politica si è scontrata con quella fetta di umanità che siede in Parlamento e che pensa prima agli affari suoi che agli affari del paese. Come i notai e gli avvocati che popolano le fila del Pdl hanno bloccato la liberalizzazione degli ordini professionali, allo stesso modo i parlamentari della maggioranza, una fetta per carità, non tutti, hanno bloccato i tagli alla politica. Non una battaglia di principio, ma una battaglia d’interesse. Una maggioranza forte, composta da persone responsabili (non dagli ex Responsabili come Scilipoti), avrebbe potuto superare un simile scoglio. Ma un governo come quello presieduto da Silvio Berlusconi, con una risicata maggioranza di voti in Parlamento, tenuta insieme più da piccoli interessi che da grandi ideali, ha dovuto invece cedere a questo ricatto. Il rischio, alto, era quello di veder bocciata tutta la manovra, con conseguente crisi di governo e peggio, molto peggio, crisi della residua credibilità italiana sui mercati se il manipolo dei “responsabili degli affari propri” avesse votato no alla fiducia per difendere i propri interessi. E’ andata così, molti di loro, di quelli che siedono in Parlamento, sono fatti così. Così non son sempre stati, neanche nella vituperata Prima Repubblica. Così non sono sempre stati a sinistra e a destra. Così sono in “questa” Repubblica, soprattutto nel Pdl. Sorge il dubbio che siano così non per caso ma perché sono stati “selezionati” così e siano stati giudicati meritevoli di un seggio e affidabili perché, ancor prima di diventare parlamentari, erano soldati e apostoli della religione che comanda: i fatti miei, il mio portafoglio viene prima di tutto. Erano nella “società”, qualcuno li ha portati in Parlamento non per caso ma proprio perché erano proprio così.
15 luglio 2011 | 14:53

martedì 24 maggio 2011

Racconto per concorso 2011 a Velletri (ROMA)

Ciminiere di zucchero



Segno, 23 dicembre 2010

Ciao Marco.

Anni, mesi, giorni passati a cercare con infinita pazienza in ogni angolo di cielo una buona ragione che valesse il mio perdono. Ma ogni volta, la stessa storia. Quando ce l’avevo a portata di cuore, non sapevo che farmene di quel bel motivo. E come sempre, lo lasciavo scivolare a terra insieme al ricordo avvizzito di un noi che non è più.     
Questo, fino a ieri.
Tra due giorni sarà Natale Marco, e quella sedia vuota accanto a un tavolo agghindato da candele e stelle, starà ancora lì di fronte a me. Spietata, a rammentarmi la tua assenza. Di natali ne sono passati tanti dal mattino in cui sei partito  per la capitale, ma il malessere che ho dentro, purtroppo, è ancora giovane.
Roma, il tuo sogno, non il mio. Roma che, in queste frenetiche settimane di corsa ai regali, si sarà fatta splendida come una donna al suo primo appuntamento. Qui invece, in questa sonnolenta periferia di Liguria, in inverno nulla è lucente. E tu Marco ti sentivi a disagio al paese. Ti sentivi intrappolato in un luogo dove tutto ruota intorno all’estate che verrà. Nessuna possibilità per te di soddisfare le tue ambizioni.  
Però, se è vero che nei giorni più freddi e umidi Segno non è altro che uno scolorito groviglio di vicoli, è anche verità che, nei giorni di sole, il paese sa trasformarsi in un meraviglioso arcobaleno di ulivi e limoni.
Lo sai bene anche tu Marco, anche se non perdevi occasione per fingere di non accorgertene.
Non sei mai riuscito ad amare veramente qualcuno, figuriamoci un luogo.
Al profumo della mimosa hai sempre preferito la vertigine del traffico. Al canto dei gabbiani, la vita notturna di frenetiche feste per gente che conta.
Certo, qui le possibilità di trovare un lavoro adatto al tuo titolo di studio erano davvero poche. Ma in questa stretta lingua di terra, dove ad abbondare sono solo i contratti stagionali, c’è molto più di una scontata immagine da cartolina.    
Se ricordi ancora, a quei tempi cercavano personale qualificato alla Tirreno Energy di Savona, ma che sciocchezza! La Tirreno era il feudo del dott. Pasotti, era lui a comandare lì. E tu non volevi, non potevi, diventare soltanto il suo secondo con una laurea in bioingegneria in tasca.
Piccolo, piccolissimo particolare. Oltre ai tuoi sogni, c’eravamo anche noi.
Lucia allora non era che una briciola caduta per caso dentro di me. Soltanto un puntino,  ma che puntino, più vivo e caparbio che mai. Una stupenda creatura che tu non hai mai conosciuto, e forse per te è stato meglio così. Non so se, dopo, avresti avuto il coraggio di separarti dai suoi vispi occhietti, neri e sereni come una notte limpida senza vento né luna.  
Lucia. Questo è il nome di nostra figlia, lo stesso di mia nonna. 
Sai, mi sono sentita così buffa mentre scrivevo il tuo indirizzo sulla busta.
Per l’ing. Marco Montefoschi, via Principi 16, Roma. 
In fondo, in tanti anni non mi hai mai chiesto se volessi raggiungerti. O meglio, all’inizio l’hai fatto, ma  con la stessa convinzione di un dittatore che promette regolari elezioni. Poi, più nulla.   
Perché scriverti allora? Me lo sono chiesta anch’io sai!
Non ero per niente sicura di voler mettere nero su bianco questi miei confusi e incerti pensieri.
Un foglio, il cestino. Un altro pezzo di carta, la stessa fine. Ma poi ho compreso, lo devo a Lucia. A nostra figlia. Ecco il  motivo per perdonarti, lì, a due passi da me.
Ieri, rincasando dal corso di nuoto, Lucia si è fatta seria e, interrompendo all’improvviso una dettagliata quanto assordante cronaca della sua giornata, mi ha spiazzata chiedendomi di quel padre di cui speravo tanto non sentisse più la mancanza. Pensavo che l’amore dei nonni, delle zie, e soprattutto della sua mamma, avesse oramai colmato il vuoto della tua assenza. Ma purtroppo mi sbagliavo.
A soli tre anni, Lucia era già una bimba autonoma e volitiva, un tipetto che all’asilo organizzava i giochi di tutti i suoi compagni e che ne decretava la fine. Una vera Montefoschi.
Però, a differenza di te Marco, in Lucia c’è anche il retro della medaglia. Lucia, se un bambino perdeva, si fermava a consolarlo. Tu invece, per tua sfortuna, hai una sola faccia. La peggiore.
Avresti dovuto vederla nel giorno del suo quarto compleanno quando, candidamente, mi chiese in regalo la ciminiera della centrale termoelettrica di Savona.
- E che te ne fai -  le chiesi stupita da una richiesta tanto inaspettata quanto bizzarra. Visibile da ogni punto della costa, l’alto totem per me è soltanto l’ennesimo sputo sulla faccia della mia terra. 
- Mammina, io me la voglio mangiare. Tu non lo sai, ma è di zucchero. Non vedi, è un gigantesco dolciume a righe rosse e bianche. Proprio come quelli che vendono sulle bancarelle del luna park. -
Invano quel giorno cercai di convincerla che si stava sbagliando. Lucia era sicura di quello che affermava, glielo aveva giurato il suo compagno Giulio.
Oggi, della sua tenera illusione non resta che un pallido ricordo. Però, ogni volta che Lucia passa accanto alla ciminiera,  il sorriso illumina ancora il suo sguardo carico di sogni.
Stai sereno Marco. Non ti sto cercando per importi la nostra presenza. So che ora sei sposato e che sei un pezzo grosso lì a Roma. Niente figli, no. Anche tua moglie è una donna in carriera e un gatto, è l’unico lusso che vi siete potuti concedere.
Come so tutte queste notizie su di te? Da mia cugina Daria. Sai, anche lei si è trasferita nella capitale per motivi di studio e, per una strana combinazione della vita, vive a pochi isolati da casa tua. E anche  nella grande città la gente osserva, parla a mezza bocca. Ogni quartiere non è poi così diverso da un piccolo paese.
Lucia vorrebbe incontrarti, conoscerti.
Naturalmente non le ho rivelato nulla sulla tua identità. Sta a te soltanto la decisione. Però ora sai, e chi sa, non può più fingere ignoranza.
Per me stessa, Marco, non voglio nulla. Niente di più di quello che già mi hai dato quando eravamo giovani e felici. Interi pomeriggi evaporavano in un istante mentre attendevamo abbracciati il tramonto.
A proposito, sai, è stato proprio durante uno di quei caldi crepuscoli di fine estate che è arrivata Lucia, in uno dei nostri difficili incastri che ci impegnavano per ore nella minuscola macchina di mia madre.
Scusa, sto scivolando in discorsi ormai inutili e fuori tempo massimo. Quello che conta adesso non è più né un tardivo rimpianto, né quante furono le lacrime versate da una ragazzina  per chi, a lei, aveva preferito una brillante carriera.
Lucia, solo questo resta adesso.
Prima di mettere la parola fine a questa mie confuse righe però, permettimi ancora un ultima cosa.
Pensaci Marco. Pensaci.
Lascia almeno per un istante il lavoro nel cassetto e chiudi gli occhi. Poi, senza difese, immagina una bimba che, leccandosi le labbra con l’acquolina in bocca, osserva una grossa torre di zucchero e aspetta.
Aspetta il suo papà, il suo principe, l’unico capace di arrampicarsi fino in cima per staccarne il  pezzetto più in alto.

©Paola
                                                                                                                                                                

lunedì 14 marzo 2011

Presentazione libro LOLA F.



 Un nuovo appuntamento







02 Aprile 2011

Reading collettivo Ad aprile sbocciano libri


L’Associazione Smasher e il suo gruppo editoriale Edizioni Smasher organizzano il secondo Reading colletivo, dal titolo, Ad aprile sbocciano libri.
Il prossimo 2 aprile, a partire dalle ore 18.00,  alcuni Autori delle Edizioni Smasher incontreranno i lettori e leggeranno alcune parti della propria Opera.
L’incontro si terrà nella Libreria Bocù di Verona (Vicolo Samaritana, Galleria Mazzini, n. 1/b). L’ingresso è libero.

Oltre a dare ulteriore visibilità alle Opere dei nostri Autori, lo scopo dell’evento è promuovere la cultura e la lettura in un periodo così difficile per il mondo editoriale. Il Reading è “nomade”, nel senso che si muoverà in diverse città d’Italia e non sarà partecipato sempre dagli stessi Autori.
Ricordiamo che il primo si è tenuto a Livorno, nella splendida cornice del Teatro Lazzeri della Libreria Edison, lo scorso 15 dicembre 2010, ed è stato organizzato con il fondamentale supporto di Santo Di Pasquale e Salvatrice Vilardi.

Gli Autori che saranno presenti a Verona sono i seguenti: Paola Amerio (con il Romanzo “Lola F”), Fabio Bosco (con la Silloge “Sempre in bilico” e la promozione della sua prossima pubblicazione), Enzo Campi (con il poemetto “Ipotesi corpo” e la promozione della sua prossima pubblicazione), Giovanni Canzoneri (con i Racconti “Conti Zafarani”), Giulia Carmen Fasolo (con il Libello “Da vicino nessuno è normale”), Fabio Ognibene (con il Romanzo “Ancora domani”), Jacopo Ninni (con la promozione della sua prossima pubblicazione), Antonella Taravella (con “Vertigini scomposte” e “Sbocciata nelle viscere”), e infine Ed Warner (con la Silloge “Un giorno perfetto”).

Il Direttore Artistico dell’evento è Antonella Taravella, Autrice e socia della Smasher.
Il Coordinamento è a cura di Giulia Carmen Fasolo, Presidente della Smasher.

sabato 26 febbraio 2011

libreria BIBLIS ad Albisola Capo




presentazione del mio libro


 



Invito aperto a tutti e ovviamente gratuito, dove sarà possibile chiacchierare con me e acquistare copie del libro autografate.... e chissa mai che non divento famosa.....

 A presto e grazie a tutti anticipatamente per l'eventuale gradita presenza
Domenica 13 marzo alle ore 16:30 presso la 

libreria Biblis ad Albisola capo in P.za Matteotti,1


http://www.facebook.com/pages/Libreria-Biblis/185821507442?v=wall


domenica 6 febbraio 2011

Concorso letterario "Libertà è partecipazione"

Il 5 febbraio a Milano presso il Teatro89 si è svolto lo spettacolo Sorpasso a destra basato su monologhi e canzoni di Giorgio Gaber.
All'interno dello spettacolo sono stati premiati i concorrenti del concorso letterario nel quale veniva richiesto di scrivere un racconto ispirato ad una canzone di G. Gaber.
Sono arrivata quarta con il racconto Riflessi di normalità presente sul blog per chi vuole leggerlo nel post datato  lunedì 10 gennaio 2011.

domenica 30 gennaio 2011

hanno detto di Lola F

di Pasquale Larotonda   www.pasqualelarotonda.it/
scrittore ,Velletri (Roma)


Ho trovato la lettura molto piacevole, anche per l'utilizzo
del flash back con delicate incursioni nel passato per
consentire al lettore di accedere ad un quadro il più
possibile completo per poi riprendere il racconto secondo la
normale cronologia. E' una narrazione senza intoppi o
rimandi difficili da collocare; è tutto molto naturale e
scorrevole, anche quando fai salti nel tempo. Direi che sono
quasi richiesti. Come se tu raccontassi una storia e chi ti
ascolta ti chiedesse:"Scusa, ti dispiace tornare un po'
indietro? Com'è che vi siete conosciuti tu e tuo marito?"
E' tutto molto rilassante e condito con una buona dose di
umorismo o forse ironia come quando parli della rimozione
sicura dell'hardwere. Trovo geniali le persone con un tale
spirito di osservazione....
....E' lodevole che la storia non abbia bisogno di attingere al
noir, al delitto o altre cose cruente che vengono utilizzate
nel cinema e nella scrittura in generale. Infatti è
apprezzabile la coerenza dei personaggi e dello scenario
complessivo con la vita reale, quella delle persone comuni.
Infine, ho provato il piacere di immergermi nella bella
provincia ligure trovandovi, nel periodo della narrazione,
quegli elementi comuni a molti di noi come il mondo della
scuola, la nascita dei figli, le piccole manie, la perdita
delle persone care, senza mai scadere nel banale e
nell'abitudine ma percorrendo il viaggio sempre con passione
e, contrariamente alla assordante volgarità della vita
politica e sociale in Italia, con modernità, sani
principi, dignità e stile.
Non vorrei sembrarti un bacchettone ma la cura con cui
Susanna segue le persone care, anche i parenti acquisiti,
fanno ritenere che ci sia alla base il giusto approccio alla
vita.

domenica 23 gennaio 2011

reperibilità lola f

Il libro è acquistabile presso le librerie "BIBLIS" via g.Matteotti ad Albissola Superiore, "Economica" in via Pia a Savona  e a Carcare presso la cartolibreria Botta oppure  on line al seguente link www.edizionismasher.it/paolaamerio.html

lunedì 10 gennaio 2011

Concorso letterario "Libertà è partecipazione"

            
  Eccoci : per la premiazione del Concorso Letterario 2010 “…la libertà è partecipazione” il 5 febbraio 2011 al teatro Spazio89 di Milano in via Zoia 89 avrà luogo lo spettacolo “Giorgio Gaber: sorpasso a destra”. 

partecipo tra i 10 finalisti con il racconto:





RIFLESSI  DI NORMALITA'








“Gianniii, Gianniiii? Amore, due minuti e salgo da te. Stai tranquillo gioia, tra  poco  sarò di ritorno ”, ulula Laila dalla strada.
L'inseparabile borsetta nera in similpelle è al solito posto, al braccio sinistro, i mocassini marroni invece, oggi sono stati rimpiazzati da un paio di sandali a tacco largo da cui spuntano calzini bianchi freschi di bucato.
Laila è felice, Laila è innamorata e, fiera, porta a spasso la sua lunga chioma fulva infischiandosene dei quattro centimetri di candida  ricrescita che la affliggono.
Gianni intanto, da dietro le sbarre della Casa di Cura la osserva. Quel  fiore finto tra i capelli la fa ancor più bella.

Ore 7.30. Di fretta, come sempre, strappo con violenza il golfino steso ad arieggiare la sera prima.
Il gesto però è superficiale, maldestro e, come tutte le azioni svolte senza cura, non porta a nulla di buono. La molletta infatti precipita giù, proprio vicino a Laila che, incuriosita, solleva lo sguardo. Poi, la sua attenzione torna alla pinza: raccoglierla o abbandonarla al suo destino d'asfalto? Una rapida ricognizione in giro e, con fare lesto, Laila,  infilato il bottino nella tasca della gonnella a fiorami, si allontana soddisfatta.
Intanto, io, sono già oltre.
Inseguita dall'orologio e dalla solita ansia da inizio giornata, attualmente sono impegnata  a  soffocare il fastidioso e famigliare senso di agitazione che sta impossessandosi di me. Certo che questa coda oggi non ci voleva proprio. Non oggi che, ad attendermi,  ci saranno tre lunghe ore di compito in classe.
Idea: la radio, perché non ci ho pensato prima? Cosa potrebbe esserci di  meglio di una bella canzone per rilassarmi un pochino!
Le parole che mi giungono all'orecchio  però, ahimè, sono tutt'altro che rassicuranti: sono malata e non lo sapevo. La cellulite mi affligge e la cellulite, come sta enunciando la voce registrata, è una malattia.
Lasciamo perdere.
Zittisco quella fonte di idiozie e abbandono pure la speranza di inserire la seconda,  tanto, il mio ritardo a questo punto è già cosa certa.
Il Guidetti, ormai in balia delle solite convulsioni pre-compito, se ne farà una ragione. 

Laila, bevuto il solito caffè corretto mattutino, siede ora composta sulla panchina in fondo al viale e, sistemata la gonna, con le mani abbandonate sulle ginocchia attende paziente. Prima o poi qualche buon'anima tossica passerà di lì e certamente non saprà negarle una sigaretta che lei, come  ogni giorno, fumerà soltanto per metà.
Il resto è per il suo uomo, per Gianni.
 
Ore 8.12. In affanno faccio il mio ingresso in sala insegnanti convinta di trovarla ormai vuota. Invece, nonostante la seconda campana sia già suonata da un pezzo, sono ancora tutti qua, persino la Casella.
Ma perché questo bailamme di voci? Curiosa mi dirigo verso Antonio, la mia fonte di informazioni.
“Beata te Susanna che vivi sempre tra le nuvole. Non hai visto sul muro, entrando,  che bel regalino per la prof. Cialano?”.
“No  Anto', non mi sono accorta di niente, ero così immersa nei miei pensieri su ammortamenti e reddito fiscale che non avrei notato neppure il papa intento a chiedere l'elemosina. Ma  dimmi, che ci sarà mai di tanto sconvolgente?”.
“Testuali parole: Cialano Mariangela ce l'ha grosso così! E c'è pure  tanto di  illustrazione dettagliata, vieni che ti accompagno a  dare un'occhiata”.
Ed ecco che, appena varcato il portone dell'ingresso principale, un  pertugio accuratamente disegnato da una mano birichina mi si para dinnanzi  e una cosa è certa: chiunque sia stato, ha fatto proprio un bel lavoro. Quasi artistico direi.
Il dettaglio anatomico, da cui partono varie ramificazioni rosse, assomiglia infatti più ad un grazioso sole a mezzogiorno che alla parte meno nobile del nostro corpo, però la scritta non lascia dubbi: si tratta proprio di quel coso li. 
Antonio mi prende sottobraccio e strizzando l'occhietto con fare malizioso mi domanda chi mai possa avercela tanto con la nostra minuscola, odiosa e avvizzita docente di diritto, già tanto schernita per il suo cognome.
I nomi dei possibili sospetti iniziano ad aleggiare sulle bocche dei miei scrupolosi colleghi, ma si tratta solo di timidi sussurri, nascosti dietro mani caute e guardinghe. 
“Io lo so, sono stati quelli della 5°D, desiderosi di vendicarsi di chi, proprio la settimana scorsa, gli  ha procurato una bella sospensione”, sta bisbigliando con fare saputo il nostro collega di matematica. O sarebbe meglio dire la collega? Il, la? Quale articolo determinativo sarà quello giusto? Non saprei, dopo anni di consigli di classe insieme, per me il sesso del Grillotti, resta ancora un mistero.
E' invece oramai certezza la convocazione di un  Collegio Docenti straordinario.
E infatti, puntuale, a metà mattina la bidella del primo piano arriva con la circolare n°38  brandita nella mano destra quale preziosissimo documento. 
“In seguito all'increscioso episodio, bla bla...questo pomeriggio, bla bla....”.
Accidenti, non mi era mai capitato di partecipare a una seduta  il cui  o.d.g. (ordine del giorno per i non addetti ai lavori) fosse la circonferenza anale di una collega.

Dalle cucine di Villa Elios generosi odori di soffritto e carciofi  annunciano l'ora di pranzo e gli ospiti, naturalmente, non si fanno attendere.
Già tutti con le gambe sotto il tavolo da almeno mezz'ora, aspettano con fiducia  il sacro momento  del pasto e ognuno sta ingannando l'attesa a modo suo.
“Dio delle città e delle immensitààààà...”, Marta adora il canto e la sua voce melodiosa è un regalo non solo per quella platea indisciplinata.
Le note volano in alto, varcano il muro di recinzione e,  leggere, raggiungono frettolosi passanti indaffarati.
Allora, per un istante, anche se per un attimo soltanto, la normalità del loro tempo è sfiorata da Marta e, come per magia, un muto sorriso si apre su quei visi inespressivi.
“Oggi niente minestrone, cambio di programma!” dichiara con enfasi la cuoca tirandosi appresso il carrello delle vivande su cui troneggia un pentolone fumante di pasta al ragù. ”Buoni, buoni, state calmi, c'è n'è per tutti”. Ma niente e nessuno potrà  ormai impedire l'ovazione da stadio che fa eco al suo gradito annuncio.
Poi, soltanto un vivace suono di bocche intente a masticare, intervallato  da qualche sonoro rutto, è tutto ciò che  resta ad aleggiare nella stanza.

Ore 14.30. Il Preside, visibilmente imbarazzato, impugnato il microfono e invitata la platea al silenzio dà inizio allo spettacolo.
“Colleghi, siamo qui riuniti oggi  per bla bla...increscioso incidente bla bla...”.
La mia mente è già lontana, distratta ancor prima di iniziare. 
“E dare una bella mano di tinta e andarcene tutti a casa?” propone il mio saggio vicino di seggiola dopo aver diligentemente alzato la mano per chiedere la parola.
E no, no. Dalla prima fila la vittima, stretta nel suo maglioncino rosa pallido rigorosamente fatto a mano  durante solitarie sere d'inverno, chiede giustizia, insiste: il colpevole deve essere braccato, punito. Lei, di diritto se ne intende, lei lo sa.
Il misfatto non può restare impunito e la pena dovrà essere commisurata alla colpa. Amen.  

“E' l'ora della  terapia, coraggio, tutti in infermeria”, ma come al solito Gianni non è d'accordo e,  svelto, fugge  a nascondersi sotto il letto. Non fa però in tempo a trincerarsi che Laila gli è già accanto e, tendendolo per mano, sussurra misteriose parole all'orecchio del suo amore.
Gianni allora, anche se a malincuore, lascia la sua improvvisata tana e si avvia docile verso la pasticca.
Però, non rinuncia a manifestare il proprio disappunto con una grassa bestemmia.
Sedare, somministrare, rincoglionire.
L'importante è mantenere sempre la situazione sotto controllo.  

Ore 19.30. Sfinita dall'inutilità del pomeriggio appena trascorso, varco la soglia di casa e mi butto sul divano cercando nella televisione qualche minuto di piacevole e famigliare effetto stordente, ma ciò che mi si para dinnanzi è veramente troppo.
E no, no, non di nuovo.
Oggi di culi non ne posso veramente più, mugugno tra me e me davanti all'immagine di una grassoccia signora di mezza età che, pedalando soddisfatta, sta esponendo le virtù della miracolosa crema X.
“Mai più emorroidi, soltanto buonumore e voglia di vivere all'aria aperta”, dice con il sorriso di chi, dalla vita sembra aver avuto tutto ciò che desiderava.
Perché, mi domando cambiando canale, perché i problemi alle zone genitali devono affliggere sempre e soltanto il sesso femminile?
Comunque, discriminazioni sessuali a parte, chissà mai che la pomata, usata con regolarità sui raggi di sole della Cialano, non possa addirittura cancellare quelle antiestetiche ragadi che sembrano affliggerla.

Sera.
Rassicuranti bagliori azzurrognoli  illuminano a tratti i volti di quell'umanità non troppo interessata alla signorina dentro al video.
Qualcuno russa già, qualcun' altro invece, per ora, sbadiglia soltanto e si distrae infastidendo il piede del compagno.
Laila e Gianni, invece, sono vigili, attenti.
Seduti vicini vicini, grati alla penombra che li circonda.
Finalmente, anche loro possono sperimentare qualche timido gesto di un'intimità negata a  quelli come loro.

Ore 22.00.  I denti sono a posto, la crema da notte pure, non mi resta che una spruzzatina del mio farmaco contro l'asma e poi, una volta spento il cellulare, potrò finalmente dedicarmi alla lettura del mio libro preferito.
Però, si sa, la curiosità è  femmina. Quindi, prima di schiacciare la cornetta rossa che mi escluderà dal resto del mondo, non rinuncio a leggere l'ultimo messaggio della giornata.
É di Adriana, amica mia nonché moglie del Preside.
“E' stato Egidio, il bidello della portineria, quello grasso e sempre sudato. Ha ammesso la colpa, non poteva certo permettere che qualcun' altro vantasse la paternità del suo eroico gesto, meglio la galera”.
Povero Egidio, innamorato non corrisposto e pure  fesso reo confesso.
Riflettendo sul pessimo gusto di Egidio, finalmente mi libero del telefonino e lascio che il sonno si impadronisca di me, dei miei pensieri e della stupidità di questo mondo.

Le luci della casa dei matti, ad una ad una, scompaiono.
Laila, stese le mutandine alla sbarra  della  finestra con la mia molletta,  si corica e sogna lucciole pazze di libertà.
Buonanotte amore, a domani.
Domani.
Domani la vita riprenderà, a prescindere.
In fondo, ciò che conta, è fingere di essere sani.