lunedì 10 gennaio 2011

Concorso letterario "Libertà è partecipazione"

            
  Eccoci : per la premiazione del Concorso Letterario 2010 “…la libertà è partecipazione” il 5 febbraio 2011 al teatro Spazio89 di Milano in via Zoia 89 avrà luogo lo spettacolo “Giorgio Gaber: sorpasso a destra”. 

partecipo tra i 10 finalisti con il racconto:





RIFLESSI  DI NORMALITA'








“Gianniii, Gianniiii? Amore, due minuti e salgo da te. Stai tranquillo gioia, tra  poco  sarò di ritorno ”, ulula Laila dalla strada.
L'inseparabile borsetta nera in similpelle è al solito posto, al braccio sinistro, i mocassini marroni invece, oggi sono stati rimpiazzati da un paio di sandali a tacco largo da cui spuntano calzini bianchi freschi di bucato.
Laila è felice, Laila è innamorata e, fiera, porta a spasso la sua lunga chioma fulva infischiandosene dei quattro centimetri di candida  ricrescita che la affliggono.
Gianni intanto, da dietro le sbarre della Casa di Cura la osserva. Quel  fiore finto tra i capelli la fa ancor più bella.

Ore 7.30. Di fretta, come sempre, strappo con violenza il golfino steso ad arieggiare la sera prima.
Il gesto però è superficiale, maldestro e, come tutte le azioni svolte senza cura, non porta a nulla di buono. La molletta infatti precipita giù, proprio vicino a Laila che, incuriosita, solleva lo sguardo. Poi, la sua attenzione torna alla pinza: raccoglierla o abbandonarla al suo destino d'asfalto? Una rapida ricognizione in giro e, con fare lesto, Laila,  infilato il bottino nella tasca della gonnella a fiorami, si allontana soddisfatta.
Intanto, io, sono già oltre.
Inseguita dall'orologio e dalla solita ansia da inizio giornata, attualmente sono impegnata  a  soffocare il fastidioso e famigliare senso di agitazione che sta impossessandosi di me. Certo che questa coda oggi non ci voleva proprio. Non oggi che, ad attendermi,  ci saranno tre lunghe ore di compito in classe.
Idea: la radio, perché non ci ho pensato prima? Cosa potrebbe esserci di  meglio di una bella canzone per rilassarmi un pochino!
Le parole che mi giungono all'orecchio  però, ahimè, sono tutt'altro che rassicuranti: sono malata e non lo sapevo. La cellulite mi affligge e la cellulite, come sta enunciando la voce registrata, è una malattia.
Lasciamo perdere.
Zittisco quella fonte di idiozie e abbandono pure la speranza di inserire la seconda,  tanto, il mio ritardo a questo punto è già cosa certa.
Il Guidetti, ormai in balia delle solite convulsioni pre-compito, se ne farà una ragione. 

Laila, bevuto il solito caffè corretto mattutino, siede ora composta sulla panchina in fondo al viale e, sistemata la gonna, con le mani abbandonate sulle ginocchia attende paziente. Prima o poi qualche buon'anima tossica passerà di lì e certamente non saprà negarle una sigaretta che lei, come  ogni giorno, fumerà soltanto per metà.
Il resto è per il suo uomo, per Gianni.
 
Ore 8.12. In affanno faccio il mio ingresso in sala insegnanti convinta di trovarla ormai vuota. Invece, nonostante la seconda campana sia già suonata da un pezzo, sono ancora tutti qua, persino la Casella.
Ma perché questo bailamme di voci? Curiosa mi dirigo verso Antonio, la mia fonte di informazioni.
“Beata te Susanna che vivi sempre tra le nuvole. Non hai visto sul muro, entrando,  che bel regalino per la prof. Cialano?”.
“No  Anto', non mi sono accorta di niente, ero così immersa nei miei pensieri su ammortamenti e reddito fiscale che non avrei notato neppure il papa intento a chiedere l'elemosina. Ma  dimmi, che ci sarà mai di tanto sconvolgente?”.
“Testuali parole: Cialano Mariangela ce l'ha grosso così! E c'è pure  tanto di  illustrazione dettagliata, vieni che ti accompagno a  dare un'occhiata”.
Ed ecco che, appena varcato il portone dell'ingresso principale, un  pertugio accuratamente disegnato da una mano birichina mi si para dinnanzi  e una cosa è certa: chiunque sia stato, ha fatto proprio un bel lavoro. Quasi artistico direi.
Il dettaglio anatomico, da cui partono varie ramificazioni rosse, assomiglia infatti più ad un grazioso sole a mezzogiorno che alla parte meno nobile del nostro corpo, però la scritta non lascia dubbi: si tratta proprio di quel coso li. 
Antonio mi prende sottobraccio e strizzando l'occhietto con fare malizioso mi domanda chi mai possa avercela tanto con la nostra minuscola, odiosa e avvizzita docente di diritto, già tanto schernita per il suo cognome.
I nomi dei possibili sospetti iniziano ad aleggiare sulle bocche dei miei scrupolosi colleghi, ma si tratta solo di timidi sussurri, nascosti dietro mani caute e guardinghe. 
“Io lo so, sono stati quelli della 5°D, desiderosi di vendicarsi di chi, proprio la settimana scorsa, gli  ha procurato una bella sospensione”, sta bisbigliando con fare saputo il nostro collega di matematica. O sarebbe meglio dire la collega? Il, la? Quale articolo determinativo sarà quello giusto? Non saprei, dopo anni di consigli di classe insieme, per me il sesso del Grillotti, resta ancora un mistero.
E' invece oramai certezza la convocazione di un  Collegio Docenti straordinario.
E infatti, puntuale, a metà mattina la bidella del primo piano arriva con la circolare n°38  brandita nella mano destra quale preziosissimo documento. 
“In seguito all'increscioso episodio, bla bla...questo pomeriggio, bla bla....”.
Accidenti, non mi era mai capitato di partecipare a una seduta  il cui  o.d.g. (ordine del giorno per i non addetti ai lavori) fosse la circonferenza anale di una collega.

Dalle cucine di Villa Elios generosi odori di soffritto e carciofi  annunciano l'ora di pranzo e gli ospiti, naturalmente, non si fanno attendere.
Già tutti con le gambe sotto il tavolo da almeno mezz'ora, aspettano con fiducia  il sacro momento  del pasto e ognuno sta ingannando l'attesa a modo suo.
“Dio delle città e delle immensitààààà...”, Marta adora il canto e la sua voce melodiosa è un regalo non solo per quella platea indisciplinata.
Le note volano in alto, varcano il muro di recinzione e,  leggere, raggiungono frettolosi passanti indaffarati.
Allora, per un istante, anche se per un attimo soltanto, la normalità del loro tempo è sfiorata da Marta e, come per magia, un muto sorriso si apre su quei visi inespressivi.
“Oggi niente minestrone, cambio di programma!” dichiara con enfasi la cuoca tirandosi appresso il carrello delle vivande su cui troneggia un pentolone fumante di pasta al ragù. ”Buoni, buoni, state calmi, c'è n'è per tutti”. Ma niente e nessuno potrà  ormai impedire l'ovazione da stadio che fa eco al suo gradito annuncio.
Poi, soltanto un vivace suono di bocche intente a masticare, intervallato  da qualche sonoro rutto, è tutto ciò che  resta ad aleggiare nella stanza.

Ore 14.30. Il Preside, visibilmente imbarazzato, impugnato il microfono e invitata la platea al silenzio dà inizio allo spettacolo.
“Colleghi, siamo qui riuniti oggi  per bla bla...increscioso incidente bla bla...”.
La mia mente è già lontana, distratta ancor prima di iniziare. 
“E dare una bella mano di tinta e andarcene tutti a casa?” propone il mio saggio vicino di seggiola dopo aver diligentemente alzato la mano per chiedere la parola.
E no, no. Dalla prima fila la vittima, stretta nel suo maglioncino rosa pallido rigorosamente fatto a mano  durante solitarie sere d'inverno, chiede giustizia, insiste: il colpevole deve essere braccato, punito. Lei, di diritto se ne intende, lei lo sa.
Il misfatto non può restare impunito e la pena dovrà essere commisurata alla colpa. Amen.  

“E' l'ora della  terapia, coraggio, tutti in infermeria”, ma come al solito Gianni non è d'accordo e,  svelto, fugge  a nascondersi sotto il letto. Non fa però in tempo a trincerarsi che Laila gli è già accanto e, tendendolo per mano, sussurra misteriose parole all'orecchio del suo amore.
Gianni allora, anche se a malincuore, lascia la sua improvvisata tana e si avvia docile verso la pasticca.
Però, non rinuncia a manifestare il proprio disappunto con una grassa bestemmia.
Sedare, somministrare, rincoglionire.
L'importante è mantenere sempre la situazione sotto controllo.  

Ore 19.30. Sfinita dall'inutilità del pomeriggio appena trascorso, varco la soglia di casa e mi butto sul divano cercando nella televisione qualche minuto di piacevole e famigliare effetto stordente, ma ciò che mi si para dinnanzi è veramente troppo.
E no, no, non di nuovo.
Oggi di culi non ne posso veramente più, mugugno tra me e me davanti all'immagine di una grassoccia signora di mezza età che, pedalando soddisfatta, sta esponendo le virtù della miracolosa crema X.
“Mai più emorroidi, soltanto buonumore e voglia di vivere all'aria aperta”, dice con il sorriso di chi, dalla vita sembra aver avuto tutto ciò che desiderava.
Perché, mi domando cambiando canale, perché i problemi alle zone genitali devono affliggere sempre e soltanto il sesso femminile?
Comunque, discriminazioni sessuali a parte, chissà mai che la pomata, usata con regolarità sui raggi di sole della Cialano, non possa addirittura cancellare quelle antiestetiche ragadi che sembrano affliggerla.

Sera.
Rassicuranti bagliori azzurrognoli  illuminano a tratti i volti di quell'umanità non troppo interessata alla signorina dentro al video.
Qualcuno russa già, qualcun' altro invece, per ora, sbadiglia soltanto e si distrae infastidendo il piede del compagno.
Laila e Gianni, invece, sono vigili, attenti.
Seduti vicini vicini, grati alla penombra che li circonda.
Finalmente, anche loro possono sperimentare qualche timido gesto di un'intimità negata a  quelli come loro.

Ore 22.00.  I denti sono a posto, la crema da notte pure, non mi resta che una spruzzatina del mio farmaco contro l'asma e poi, una volta spento il cellulare, potrò finalmente dedicarmi alla lettura del mio libro preferito.
Però, si sa, la curiosità è  femmina. Quindi, prima di schiacciare la cornetta rossa che mi escluderà dal resto del mondo, non rinuncio a leggere l'ultimo messaggio della giornata.
É di Adriana, amica mia nonché moglie del Preside.
“E' stato Egidio, il bidello della portineria, quello grasso e sempre sudato. Ha ammesso la colpa, non poteva certo permettere che qualcun' altro vantasse la paternità del suo eroico gesto, meglio la galera”.
Povero Egidio, innamorato non corrisposto e pure  fesso reo confesso.
Riflettendo sul pessimo gusto di Egidio, finalmente mi libero del telefonino e lascio che il sonno si impadronisca di me, dei miei pensieri e della stupidità di questo mondo.

Le luci della casa dei matti, ad una ad una, scompaiono.
Laila, stese le mutandine alla sbarra  della  finestra con la mia molletta,  si corica e sogna lucciole pazze di libertà.
Buonanotte amore, a domani.
Domani.
Domani la vita riprenderà, a prescindere.
In fondo, ciò che conta, è fingere di essere sani.

2 commenti:

  1. Prof!
    Anche questo racconto è MERAVIGLIOSO ... essendo in chiave ironica forse è più accattivante di "Micorizza" e la lettura scivola veloce; mi spiace, come sempre, che sia troppo breve ... spero solo che sia questo che "Micorizza" abbiano un seguito!
    Complimenti, non è solo un'ottima Prof, è anche un'eccellente scrittrice!

    RispondiElimina
  2. Complimenti Paola, bellissimi racconti così speciali ...... questo è il terzo commento che inserisco ma non vanno a buon fine ...... a presto alla presentazione del tuo libro !!!!
    Patty

    RispondiElimina