Eppure, fossero stati solo i soldi delle
Maserati ad uscire dalle casse dello Stato, era mezza disgrazia. Ci
scagliamo contro i privilegi della casta politica, dimenticando che
intorno e dietro a loro, ci sono tanti altri poteri, forse molto più
forti. Uno dei tanti, è quello dei generali e colonnelli delle Forze Armate.
La domanda che tutti si pongono è:
perché all’interno delle Forze Armate ci sono così tanti graduati,
addirittura più dei soldati semplici? Perché per loro vengono acquistate
Maserati e pagate colf per le faccende domestiche né vengono mai
chiamati in causa per eventuali tagli gli stipendi?
Le Forze Armate
italiane sono l’insieme delle componenti militari dello Stato, ovvero,
Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri. Parte integrante sono la
Guardia di Finanza, la Croce Rossa italiana, il corpo delle infermiere
volontarie della croce rossa italiana, l’Ordine di Malta e l’ordinariato
militare. L’organizzazione delle forze armate è sempre stata
caratterizzata da una struttura gerarchica molto rigida e chiusa.
Impenetrabile. Il presidente della Repubblica ne ha il comando. Al Ministro della difesa, Giampaolo Di Paola
(della Marina Militare),dipende l’ufficio di gabinetto, due
sottosegretari, due uffici centrali, il capo di Stato maggiore della
difesa. Quest’ultimo, ha la condizione gerarchica su tutto il personale
militare italiano e da lui dipendono i capi di stato maggiore delle
singole forze armate.
Nell’Esercito, Marina, Aeronautica,
Carabinieri e Finanza, i generali, mettendo da parte gli altri
ufficiali, sottufficiali e truppa, godono di molti privilegi. Più di
quanto noi né sappiamo. La loro fortuna (o sfortuna) è che non vivono
sotto la costante pressione dei mass media, come lo sono i politici. Non
stiamo parlando di quei semplici militari o carabinieri, che girano per
le strade del nostro paese senza la benzina. Non sono persone che
guadagnano qualcosina di più di mille euro al mese. Si tratta, di quella
casta di generali e ufficiali che beneficiano dei privilegi e molto
spesso, qualcuno abusa anche del suo potere.
In questi casi, per loro, il sacrificio per la patria, non vale: possono
andare in pensione con il 50 per cento di denaro in più rispetto agli
altri dipendenti pubblici; a qualcuno, spetta anche una “speciale indennità pensionabile”, ovvero 409.349 euro l’anno a testa,
che si somma alla pensione ordinaria; per 44, tra generali e ammiragli,
c’è un appartamento di rappresentanza per cui lo Stato paga tutto,
anche le pulizie: dalla spazzatura e lavatura dei pavimenti, alla
spolveratura e lucidatura dell’argenteria, dalla ceratura del parquet
alla pulizia esterna. Il tutto alla contenuta cifra di 76.260 euro ogni anno per un solo appartamento. Sono 3 milioni e mezzo di euro per tutti e 44.
CIFRE: E’ molto
difficile ricostruire minuziosamente il viavai del denaro che arriva e
parte dai ministeri. E soprattutto, è difficile individuare quei soldi
che “scottano”. Sappiamo che le Forze Armate ricevono finanziamenti da
vari ministeri. Ad esempio, lo stanziamento complessivo, per il 2011, al Ministero della Difesa è stato pari a 20.494,6 milioni di euro,
in aumento di 130,2 milioni di euro, pari allo 0,6% del totale,
rispetto al 2010. Tali spese, in gran parte, sono assorbite dai costi
per il personale. Per quanto riguarda il ministero dell’Economia, ha stanziato, per il 2011, ben 1.500 milioni di euro per la prosecuzione delle missioni internazionali (più di 30 in corso).
Mentre, il Ministero dello Sviluppo economico, con i suoi stanziamenti, contribuisce all’acquisto di una larga fetta degli armamenti, tra cui ci sono i 131 cacciabombardieri voluti da La Russa costati 13 miliardi.
Per non parlare dei 121 aerei di difesa, 2 portaerei, centinaia di
carri armati e aerei. Il tutto poi, va mantenuto, raddoppiando le cifre.
L’Italia sembra un Paese in guerra. Nel 2010, abbiamo speso per
armamenti, missioni ed esercito professionale oltre 23 miliardi di euro e
il nostro Paese, oggi è all’ottavo posto al mondo per spese militari.
“Abbiamo ancora centinaia di carri armati come se domani dovessimo affrontare i carri sovietici sulla soglia di Gorizia”, dice Toni De Marchi,
giornalista a lungo consulente parlamentare in commissione Difesa. Il
tutto, sembrerebbe, uno sfizio di qualcuno per mantenersi al suo posto e
consolidare le posizioni.“Le scelte di politica militare
dell’Italia sono molto spesso dettate dalla naturale tendenza di un
corpo burocratico di perpetuare se stesso e i propri privilegi:
preparandosi a una guerra che non si farà mai, si difende un potere che
non esiste più”.
Il 9 ottobre 2006, il Sole 24 Ore ,scriveva
sui lauti guadagni dei vertici delle forze Armate e Polizia.
Confermando che l’allora Governo del Cavaliere, decideva un “maxi-aumento in gran segreto da Berlusconi alla fine del suo governo”. “Poco prima delle ultime elezioni il governo Berlusconi – scriveva Marco Ludovico – come
riconoscimento per i successi nella lotta al terrorismo, decide di
aumentare la speciale indennità che fa parte della retribuzione del
prefetto Gianni De Gennaro, portandola da 9mila a 19mila euro (lordi)
mensili”. L’aumento veniva esteso ai massimi vertici militari e alle figure equiparate dalle norme, come il capo della Forestale.
Ma non finisce qui. Il capo della Polizia,
in base alla legge, ottiene un secondo aumento, dello stesso importo,
poiché gli spetta anche l’indennità di Direttore generale della Pubblica
sicurezza: il decreto Berlusconi in questo caso porta la data del 6
aprile. Risultato finale: le retribuzioni dei responsabili della
sicurezza nazionale raggiungono livelli impensabili, in qualche caso
inimmaginabili nello Stato. Si passa ”dai 650mila euro di De Gennaro ai 380mila euro dei capi di Stato maggiore”.
Le Maserati, i grandi guadagni e
compensi, il destino degli immobili abbandonati delle Forze Armate, i
privilegi, per arrivare agli “scandali” veri e propri, tra cui sprechi e
inefficienze clamorose abbondano. Ora, si parla di tagli e sacrifici.
Anche questa volta partiranno dal basso? Così, si verifica che vengono a
mancare i più elementari oggetti per le pratiche burocratiche come
fogli, penne e stampanti oppure i semplici, ma vitali, servizi per il
cittadino. In questo paese, possono mancare fotocopiatrici, penne,
carta, anche il cibo, ma che nessuno si azzardi a toccare i privilegi
dei più alti in grado.
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