lunedì 13 febbraio 2012

in margine ad Atene di il simplicissimus

Stamattina, mentre cercavo notizie sul dramma della Grecia mi sono imbattuto in un pezzo di Diamanti sui giovani. Niente di notevole, il solito esercizio di retorica socio, psico arrendevole e arresa, ma riga dopo riga, di citazione in citazione diventava sempre più evidente l’orrenda verità: che a straparlare di giovani e di speranze sono settuagenari, vegliardi che sfiorano i novanta, al massimo pimpanti ultrasessantenni ancora in forza alla macchina delle illusioni con la quale si cerca di rapinare il futuro, dopo aver avvelenato il presente. Anche io sono vecchio ormai, ma forse proprio per questo trovo intollerabile il vecchiume intellettuale e soprattutto il modo molle e infingardo con cui si propongono come verità ricette fallite e si dà da intendere che lo si fa per le nuove generazioni. E’ uno straordinario spettacolo di impotenza a pensare il mondo in maniera diversa, a non ricadere negli stessi errori: la prepotenza e l’arroganza del passato sono anche più forti del potere che suggerisce le mosse. E intanto il sonoro che giunge di Atene, rende ancora più desolante lo spettacolo di queste rovine umane che cianciano di un futuro non più loro. Come non si vergognano di massacrare il popolo greco, non certo per quei quattro soldi di prestito, una frazione miserrima di quanto si concede alla finanza e ai suoi strumenti bancari. Come non si vergognano di dire che lo si fa per i giovani, quando invece si costringe un intero paese al massacro sociale e umano solo perché se dovesse fallire e assieme ad esso dovessero essere coinvolti altri Paesi, si dovrebbe ricominciare a nazionalizzare le banche e a imbrigliare il potere finanziario che ormai comanda come burattini questi vecchi che nascondono le loro rughe dietro la cosmesi dei giovani. Pensavano fosse quello il nuovo mondo e ora non sanno cambiare, nemmeno di fronte all’evidenza, perché la drammatica evidenza è anche la fonte del loro potere. Come tutte le cose senili anche la menzogna, l’infingimento, il calcolo che più non torna, acquista un carattere desolante perché scopre e rappresenta la definitiva inettitudine alla presa di coscienza da cui ci si difende in nome del passato.

giovedì 9 febbraio 2012

Gustavo Zagrebelsky: il rinnovamento nelle mani dei giovani

“Si può abolire la democrazia in modo soffice, quasi piacevole, entrando nel vostro cervello e facendovi pensare tutti allo stesso modo. Attenti alle mode e all’omologazione. L’imbonimento delle menti è più pericoloso dei manganelli”. Questo il monito di Gustavo Zagrebelsky agli studenti del liceo Marie Curie di Grugliasco durante la lezione “La dittatura non nasce in un secondo”. L’incontro si è svolto il 25 gennaio nell’ambito del progetto “La Costituzione in mano”.
“Chissà a quale giro appartiene?” è un’espressione comune riferita a persone che hanno raggiunto posizioni importanti nonostante non lo meritino. Secondo Zagrebelsky tale modo di dire è spia di un diffuso meccanismo: «La nostra vita è avvolta in una rete di giri di potere. "Chi si trova in basso è disposto a dare fedeltà in cambio di potere. Il giro ti prende quando sei in basso e soddisfa i tuoi bisogni. Tanto più sei fedele, tanto più sali in alto. Altrimenti vieni eliminato, anche in modo violento". Ad essere sotto accusa è l’atteggiamento clientelare in cui siamo immersi quotidianamente, tanto che molte pratiche illegittime finiscono per apparire naturali. Dopo aver ricordato che secondo l’Istat in Italia due persone su tre cercano lavoro attraverso le conoscenze, il professore ha spiegato che esistono atteggiamenti diffusi nel nostro paese attraverso cui si cercano di soddisfare illegittimamente bisogni primari come lavoro o salute: «Se conosco il primario gli chiederò di farmi salire nella lista di attesa, oppure cercherò raccomandazioni per un impiego, o truccherò i concorsi pubblici. Perfino per sistemare i figli all’asilo servono raccomandazioni». Il problema è che questi atteggiamenti finiscono sempre per danneggiare qualcun altro. Li definiamo favori, ma si tratta di violazioni delle leggi. Altrimenti si chiamerebbero diritti.
Proprio nel clientelismo Zagrebelsky individua la degenerazione della nostra vita pubblica, che avviene dietro lo schermo della democrazia: «Gli scandali da Tangentopoli in poi si spiegano attraverso la struttura dei giri di potere, dove chi sta in alto restituisce qualcosa a chi sta in basso in cambio di fedeltà. Ma sulla fedeltà può reggersi una relazione amorosa, non certo la democrazia, che deve invece avere come solida base la libertà».
L’unica via di uscita secondo il professore è osservare le regole, non nel senso del conformismo, ma della libertà dalla prepotenza del più forte. Zagrebelsky ha poi sottolineato il grande potere di rinnovamento che è in mano alle nuove generazioni e ha esortato gli studenti: «Dovete sottrarvi a questo sistema se non vi piace. Siate ciò che volete essere e non ciò che gli altri vogliono che voi siate. L’idea che qualunque cosa si faccia non serve a nulla è sbagliata. Sono le nuove generazioni quelle chiamate a cambiare le cose».

sabato 4 febbraio 2012

di Gianluca Tommasone

L'eliminazione silenziosa dei referendum

I problemi di oggi? Già risolti 20 anni fa con l'istituto referendario.

L'eliminazione silenziosa dei referendum.
In questi giorni si sta parlando molto di due questioni molto importanti: il finanziamento pubblico dei partiti e la responsabilità civile dei magistrati. Due argomenti che ormai impazzano nel web, sui giornali e nei servizi televisivi: la gente si indigna davanti allo strapotere delle casta dei politici, che usufruisce di una quantità enorme di soldi pubblici per arricchire le casse dei partiti;  discute su quale sia il metodo migliore per far procedere in modo limpido un processo e se è giusto che un magistrato paghi per la propria incompetenza. Ma tutto questo sembra una sorta di déjà vu: qualcosa di già visto, già sentito, ma soprattutto già risolto con il miglior metodo che una democrazia possa avere, il referendum.
8 e 9 novembre 1987: uno dei cinque quesiti del referendum fu proprio la responsabilità civile dei giudici. Raggiunto il quorum, l'80,2% dei votanti fu favorevole all'abrogazione delle norme che limitavano la responsabilità civile dei giudici.
18 e 19 aprile 1993: uno dei nove quesiti proposti fu per l'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti. Raggiunto anche qui il quorum, ben il 90,3% votò contro il finanziamento pubblico ( di questi 9 quesiti, fu quello con la più alta votazione a favore dell'abrogazione).
Quindi sembra strano che nel 2012, si senta parlare ancora di questi argomenti; come è possibile che la popolazione si sia già pronunciata e nonostante tutto il problema non sia ancora stato risolto? è semplice: il referendum è un potere che è stato eluso dalla classe politica e dai poteri forti dello Stato; è il potere nelle mani del popolo indesiderato dalla maggior parte dei partiti politici. Fin dalla nascita della Repubblica italiana,  la classe dirigente ha cercato di contrastare questo potere che, per loro, può diventare una vera spina nel fianco. Infatti,  nonostante l'istituto referendario fosse già inserito nella nostra Costituzione nel 1948, bisognerà aspettare il 1970 per poter usufruire di questo potere così importante. I grossi partiti di quel tempo, come la DC o il partito comunista erano restii a far attuare l'articolo 75 Cost. (quello riguardante l'attuazione del referendum), poiché non volevano rinunciare al loro dominiosulla legislazione. Nonostante la DC e il partico comunista siano usciti di scena, questa tendenza ad sminuire il referendum vige ancora, segno che l'intenzione fraudolenta non abbia un colore ma sia una tendenza politica.
Ma la cosa importante da chiedersi oggi è: come hanno fatto ad eludere una decisione così vincolante come il referendum? questo può succedere attraverso l'emanazione di nuove leggi che sviano  il quesito referendario, simili a quelle abrogate, ma non del tutto identiche.  Infatti nel 1987, dopo il referendum sulla responsabilità civile, il parlamento emanò la legge n.117 detta anche legge Vassalli: questa legge eludeva intenzionalmente la volontà espressa dalla sovranità popolare, poiché è stato accordato che la responsabilità civile poteva essere attuata solamente per i casi di dolo e colpa grave e non nel caso di una mancata o scorretta applicazione della legge;  inoltre tale responsabilità sarebbe ricaduta sullo Stato e non sui giudici veri e propri.  Invece nel 1993, dopo il quesito sui finanziamento pubblici dei partiti, il parlamento decise di “aggiornare”, con la legge n. 515, la questione dei finanziamenti pubblici ridefinendoli “rimborso per le spese elettorali, sviando così, nuovamente una decisione popolare. Qui sotto si propone la parte di legge n.515 sottolineando quante volte viene adoperata la parola rimborso.
Legge n. 515/9. Contributo per le spese elettorali.
1. Il contributo finanziario di cui alla legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni, è attribuito, in relazione alle spese elettorali sostenute per i candidati nella campagna per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, ai partiti o movimenti, alle liste o ai gruppi di candidati. Ai fini dell'individuazione degli aventi diritto al rimborso, i candidati nei collegi uninominali per la elezione della Camera dei deputati che risultino collegati con più liste debbono dichiarare, all'atto della candidatura, a quale delle liste si collegano per il rimborso delle spese elettorali. Il contributo è corrisposto ripartendo tra gli aventi diritto due fondi relativi, rispettivamente, alle spese elettorali per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. L'ammontare di ciascuno dei due fondi è pari, in occasione delle prime elezioni politiche che si svolgeranno in applicazione della presente legge, alla metà della somma risultante dalla moltiplicazione dell'importo di lire 1.600 per il numero degli abitanti della Repubblica quale risulta dall'ultimo censimento generale.
2. Il fondo per il rimborso delle spese elettorali per il rinnovo del Senato della Repubblica è ripartito su base regionale. A tal fine il fondo è suddiviso tra le regioni in proporzione alla rispettiva popolazione. La quota spettante a ciascuna regione è ripartita tra i gruppi di candidati e i candidati non collegati ad alcun gruppo in proporzione ai voti conseguiti in ambito regionale. Partecipano alla ripartizione del fondo i gruppi di candidati che abbiano ottenuto almeno un candidato eletto nella regione o che abbiano conseguito almeno il 5 per cento dei voti validamente espressi in ambito regionale. Partecipano altresì alla ripartizione del fondo i candidati non collegati ad alcun gruppo che risultino eletti o che conseguano nel rispettivo collegio almeno il 15 per cento dei voti validamente espressi.
3. Il fondo per il rimborso delle spese elettorali per il rinnovo della Camera dei deputati è ripartito, in proporzione ai voti conseguiti per l'attribuzione della quota di seggi da assegnare in ragione proporzionale, tra i partiti e i movimenti che abbiano superato la soglia dell'1 per cento dei voti validamente espressi in àmbito nazionale. Il
verificarsi di tale ultima condizione non è necessario per l'accesso al rimborso da parte dei partiti o movimenti che
abbiano presentato proprie liste o candidature esclusivamente in circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche. Per il calcolo del rimborso spettante a tali partitie movimenti si attribuisce a ciascuno di essi, per ogni candidato eletto nei collegi uninominali, una cifra pari al rimborso medio per deputato risultante dalla ripartizione di cui al primo periodo del presente comma.
Ora nasce la domanda spontanea: chi controlla che i quesiti referendari vengano rispettati dal parlamento? E perché vedendo questa colossale presa in giro nei confronti di noi cittadini questo organo non ha abolito tali leggi? è la Corte costituzionale che deve controllare se una nuova legge rispetti o meno gli esiti del referendum popolare e sicuramente, nei referendum sopracitati, tale controllo è venuto meno. Il problema però resta, l'adozione e gli effetti di un referendum sono ancora poco chiari e insoluti: nonostante il Parlamento sia vincolato dall'esito abrogativo del referendum, pare che questo sia solo impossibilitato a disciplinare in maniera IDENTICA tale materia abrogata, ma nulla gli vieta di proporre una legge “simile” che eluda totalmente il voto popolare. Pare sempre più logico che la nostra classe dirigente e i poteri forti dello Stato  usino falle e punti oscuri delle leggi in difesa dei propri privilegi.
Ora voi vi chiederete: queste azioni meschine sono state  attuate vent'anni fa, la classe dirigente è cambiata, ora il referendum è più vincolante… sicuri? vogliamo parlare di come non venga rispettato il quesito sull'acqua pubblica? Quello che serve è una nuova legge che sia più chiara verso l'attuazione dei referendum; il problema è che le leggi, per la maggior parte delle volte, sono proposte dai deputati o dal governo…è quindi logico che l' intenzione di dare più potere legislativo al popolo non sia all'ordine del giorno.

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