martedì 24 aprile 2012

da il Fatto Quotidiano

L’ex premier islandese Geir Hilmar Haarde, unico capo di governo sotto processo in relazione alla crisi economica globale, è stato condannato per non aver preso iniziative per assicurare “un’analisi completa e professionale del rischio finanziario da parte dello Stato a fronte della crisi finanziaria”, ma è stato assolto dagli altri tre capi d’accusa, formulati contro di lui per negligenza nella gestione della crisi del 2008. Ad Haarde, primo ministro dal 2006 al 2009, era infatti contestato di non aver agito con tutti i mezzi a lui disponibili per evitare il fallimento di tre banche islandesi e il conseguente collasso dell’isola. I giudici non gli hanno inflitto alcuna sanzione e sarà lo Stato a dover pagare le spese processuali. Rischiava fino a due anni di carcere. Il verdetto è stato annunciato ieri dal Landsdomur della capitale Reykjavik, la speciale corte composta da 15 membri (5 giudici della Corte Suprema, un presidente di corte distrettuale, un professore di diritto costituzionale e 8 persone scelte dal Parlamento), che dal 1905 ha giurisdizione sui ministri. “E’ assurdo – ha commentato l’ex premier dopo la sentenza -. È ovvio che la maggioranza dei giudici si è sentita sotto pressione nel giudicarmi colpevole su un punto, sebbene minore, e salvare il collo dei parlamentari che hanno istigato tutto questo”. Il Parlamento decise di mandarlo a processo con 33 voti favorevoli e 30 contrari. Il procedimento si era aperto il 5 marzo. Haarde, 61 anni, si era dichiarato non colpevole di tutti e quattro i capi d’accusa, sostenendone l’infondatezza. Né lui né i regolatori finanziari, aveva detto durante la testimonianza, conoscevano il reale stato della situazione finanziaria delle banche fino a che non sono crollate: “I banchieri non avevano capito che la situazione fosse così disastrosa. È stato solo dopo il crollo che tutti se ne sono resi conto”. Secondo l’accusa Haarde avrebbe omesso in particolare di mettere in pratica le raccomandazioni che una commissione governativa aveva redatto nel 2006 per rafforzare l’economia islandese. Le banche islandesi appoggiarono la grande crescita del paese nei dieci anni prima del collasso nell’ottobre del 2008, comprando asset all’estero e contraendo debiti che non sono riusciti poi a ripagare. I tre principali istituti dell’isola – Kaupthing, Landsbanki e Glitnir - crollarono nel giro di una settimana. La successiva implosione incrementò l’inflazione e molte persone persero il lavoro. Haarde diventò il simbolo della cattiva gestione del sistema e nel 2009 fu costretto a dimettersi, accusato dall’opinione pubblica di aver nascosto loro la gravità della situazione e non esser stato in grado di gestire il paese dopo il crollo.

sabato 21 aprile 2012

Il movimento 5 stelle

dal blog www.byoblu.com Il Movimento Cinque Stelle è un metodo, non un prodotto. Siamo abituati a venditori di pentole che si presentano con una serie di casseruole fatte e finite e cercano di spillarti soldi. Subito dopo averle comprate, ti rendi conto che ti hanno fregato. Il rappresentante del Movimento Cinque Stelle ideale, invece, suona alla porta con un tablet in mano, ti mostra come collegarti a tutti quelli che, come te, hanno bisogno di una pentola, poi a tutti i costruttori di pentole, poi ai fornitori di materiali e poi ti insegna a cercare tutti insieme la soluzione giusta. Quando avete finito, vi arriva la pentola a casa, ma l’avrete costruita da soli, come piace a voi. Se non si parte da questi fondamentali, da ripetere fino alla nausea, ci sarà sempre gente che vuole andare a votare come si va al supermercato e gente che si ostina a chiedere a un cacciavite di costruirsi il mobile da solo. Dietro al Movimento Cinque Stelle, invece, c’è una visione: moltiplicare le potenzialità della rete per farsi rotelle e ingranaggi di un meccanismo globale, il cui funzionamento emerge dall’interazione di ogni più piccola puleggia con l’altra e dove ogni singola rotellina ha un’anima. Questo è il sogno. Questo significa dire che “ognuno vale uno”: una politica senza personalismi nata per dire basta ai singoli che hanno sempre una risposta per tutto ma che rappresentano solo se stessi, con il risultato che le loro risposte valgono zero, che è meno di uno. E quindi – loro sì – sono pura demagogia e populismo. Un eletto del Movimento Cinque Stelle siede su una poltrona ma non conta niente e non decide niente: si limita a chiedere al Movimento qual è la sua posizione e attende. Il Movimento usa la rete, consulta le intelligenze al suo interno e formula la sua proposta. L’eletto esegue. Dunque che senso ha chiedere a un consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle cosa pensa del problema della ristrutturazione del debito, della riforma del lavoro o della superfettazione della noosfera? Quando anche rispondesse, lo farebbe a titolo personale. Ma allora, compreso questo, quando? Mi verrebbe da rispondere mai, perché se sposi un metodo scegli qualcosa di cui non puoi essere semplice spettatore: se osservi il Movimento Cinque Stelle, lo cambi. Come Heisenberg. Ma certo, quando e se si presenteranno alle politiche, significherà che avranno un programma adeguato, frutto del contributo di tutti, e che avranno selezionato i candidati idonei a comunicarlo. Fino a quel momento, chiedere a una porta di aprirsi e varcarla senza avere atteso il suo collegamento con il corridoio successivo è come fare un salto nel vuoto. Chi ha visto Cube sa di cosa parlo. Bisogna prima attendere che la rete si configuri. Nel frattempo c’è da spiegare il metodo. Oppure, visto che il Movimento Cinque Stelle è candidato alle amministrative, c’è da parlare di programmi locali, di soluzioni per il territorio. Tutto il resto è come tentare di avviare un eseguibile che sta ancora compilando: se la barretta di caricamento non è ancora arrivata al 100%, è inutile pigiare ripetutamente sul tasto enter.